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Out there

La Redazione

GUGLIELMO
Direttore Editoriale

Do you believe in rock’n’roll?
Can music save our mortal souls?

“AMERICAN PIE” – DON MCLEAN

Ho 32 anni, una macchina e il cuore gonfio di canzoni. Ho una naturale inclinazione alla ribellione e allo stare sempre dalla parte dei più deboli, per questo motivo ho fatto della disabilità e il rispetto della dignità delle persone la mia professione.

Uno dei primi ricordi che ho è il giradischi di mio padre che suona la domenica mattina. Sono fortemente convinto che se non fosse stato per la musica adesso sarei una persona completamente diversa. Il rock’n’roll ha davvero plasmato la mia anima e continua a farlo.

Amo la mia compagna, la mia batteria e cantare a squarciagola insieme agli amici puntando l’indice al cielo. Adoro gli assoli ignoranti, l’intimità del folk e Neil Young perché riesce a coniugare entrambe le cose perfettamente. Odio con ogni fibra del mio corpo il doppio pedale, i cori di bambini, i borselli da uomo, l’assenza di curiosità e tutti i tecnicismi fini a se stessi.

EMANUELA
Direttore Responsabile – Social Media Manager

E io la faccia usata dal buonsenso
ripeto “non vogliamoci del male”
e non mi sento normale.

“LA BOMBA IN TESTA” – FABRIZIO DE ANDRè

Ho venticinque anni e una direzione ancora poco chiara: arrivo dalla provincia, dalle colline e dal fiume, ma non so dove sto andando. Sono passata attraverso gli anni stupendi dell’università (trascorsi prevalentemente nella carrozza di un treno) che mi hanno permesso di scoprire l’amore per la filosofia e per tutte quelle questioni spinose che una posizione univoca non potrà mai risolvere. Ho una mente accademica, una naturale attrazione versi i libri, ma ho deciso di buttarmi nel mondo della comunicazione. 

La musica mi ha fatto scoprire il mio compagno di vita, o forse il mio compagno di vita mi ha fatto scoprire la musica, ma qualunque sia il rapporto causale, oggi ha un’importanza nella mia vita che mai avrei pensato prima.  Per questo ho deciso di “comunicare” di musica. Non so se ho davvero qualcosa da dire e a chi, mi piace riflettere più che affermare, ma sono sempre stata circondata da persone stupende con grandi e solide idee e forti e travolgenti passioni, e vorrei essere la loro cassa di risonanza. 

Oltre a tutto ciò, informazioni fondamentali sono che: amo stare in compagnia a discutere, amo la birra e il vino rosso, attendo tutto l’anno l’estate e il caldo e fondamentalmente sono una timida introversa che si è stancata di esserlo e dunque fa finta di essere naturalmente socievole. 

DARK VOID
Redattore

And believers
A simple kindness
There may be no ending
Only shining

“BELIEVERS” – A.A. BONDY

Dark Void è un cineasta in pausa di capitalizzazione. Attualmente è impiegato nella società del consumo come tecnico riparatore smartphone di terzo livello. Mentre raschia il cerume di anziane signore dalle retine dei telefoni o rimuove l’umidità da schede madri impregnate di piscio, pianifica la realizzazione di un film sul mondo, ambientato tra la Siberia e la Patagonia.

La sua passione per la musica nasce non più di un paio di anni fa, quando il suo cuore gonfio di odio si riempì d’amore nell’incontro con l’analogico; furono una notte oscura di fitte disquisizioni e un vinile di Bonnie “Prince” Billy che cambiarono qualcosa.

A Dark Void piacciono: i negri, gli attacchi terroristici in occidente, i piccoli animaletti indifesi, gli odori del cerume e della pasta sotto le unghie, gli ubriaconi, le catastrofi naturali, i pantaloni della tuta dentro alle calze, la mancanza di igiene e i Joy Division. A Dark Void non piacciono: i professionisti, gli amanti di Jimi Hendrix, le moldave con la memoria del telefono imballata, i mezzi pubblici, i cani che abbaiano, i porno lesbo e gli esperti di vie della città.

EMILIANO
Redattore

Wake up, wake up
We are only part of a dream
All the things in your heart
Like the things in your head
Are only what they seem

“WAKE UP” – DR DOG

Mi chiamo Emiliano e nella vita vera faccio il direttore della fotografia. Nella vita che vorrei suono la chitarra nei Led Zeppelin, il miglior gruppo mai esistito sulla Terra.

Due cose forse posso dire che possono descrivermi racchiudendo l’impegno, la visione e il contributo che cerco di apportare alle discipline in cui mi misuro. La prima, innata, è la curiosità. Una vorace e incondizionata pulsione verso tutto quello che trasuda luce, vibra e brilla. Scruto, catalogo, divido e descrivo instancabilmente quello che mi passa davanti agli occhi e per la testa. Cerco di capire. Senza mai arrivare a nessuna conclusione.

La seconda, appresa, è l’ossessione per la forma. Credo che la bellezza sia l’unica cosa per la quale siamo ancora qui a parlare, ancora vivi, ancora incazzati. Da ciarlatani ed impostori è considerata facoltativa, per me non appartiene alla categoria degli involucri: è invece l’eco del contenuto, risultato di un intelligente evoluzione costituisce l’unico e vero linguaggio che ha l’universo per comunicare con se stesso. Dall’amore, al volo degli Aironi, ai phaser di Kevin Parker: la stessa grazia, lo stesso mistero, la stessa meravigliosa verità danzante, la stessa scintilla. Scottarci è nostro dovere, e l’unico modo che io conosco di stare al mondo.

FEDERICO
Redattore

No quitter is a winner

“THE SOUND” – NOAH GUNDERSEN

Sono nato nell’anno in cui uscivano Purple Rain di Prince, From Her To Eternity di Nick Cave, Zen Arcade degli Husker Du, Let It Be dei Replacement. In Italia le radio erano dominate da Va Bene Va bene Così di Vasco, La Donna Cannone di De Gregori, Fotoromanza della Nannini e soprattutto Notte Prima Degli Esami di Antonello Venditti. 

Tutto questo si è inserito in modo indelebile nel mio DNA e basterebbe già a dimostrare quanto enorme, complessa e ingombrante sia la mia passione per la Musica. La mia fede è il rock’n’roll ma vivo con lo sguardo aperto verso tutto ciò che contempla la purezza e la Verità. 

Non credo in Dio ma in tutto ciò che è Sacro. Credo nella fatica e nel sudore. Credo nei soliti quattro accordi, nella forza catartica di un club affollato. Credo nella semplicità dello Zen e nella perfezione del Tao. Credo che l’unica politica possibile sia quella che mette al primo posto il rispetto per la natura, l’ambiente, la vita. Credo nelle affinità elettive per questo condivido tutti i sogni coi miei fratelli spirituali che trovate in queste pagine. Sono figlio della provincia emiliana ma mi sono perso nel Mondo. Sono figlio delle stelle, figlio della notte che ci gira intorno.

FRANCESCO
Redattore

Of all the possibilities
In infinite realities
This one eventuality
Is something
That we share
A tiny mark on an endless page
We leave our names and the rest just turns to dust

“BOGUS JOURNEY” – IRON CHIC

Francesco come Guccini e De Gregori, nato nel ‘92. Bassista e chimico. Imparo e dimentico con discreta velocità. Alzo sempre il volume quando parte il Moog in Impressioni di Settembre, perchè le abitudini vanno coltivate con costanza. 

Chi si descrive mi sembra sempre che stia mentendo, le catalogazioni mi stupiscono. Tipo che le nuvole sono cirri, strati e cumulonembi.  

Mi piacerebbe morire incazzato.

RYAN
Redattore

When they said “Sit Down” I stood up, oh growin’ up.

“GROWIN’ UP” – BRUCE SPRINGSTEEN

Ho poco più di vent’anni e faccio l’operaio. Sicuramente non sono mai stato il più intelligente della classe, ho sempre fatto schifo in quasi tutti gli sport, non ho mai frequentato l’università – anzi, a dire il vero non ho mai neanche minimamente pensato di farlo – e non ho mai girato il mondo o vissuto incredibili avventure in qualche altro continente.  

Mi piace andare in bici, ai concerti e al bar o starmene interi pomeriggi sdraiato sul divano senza fare assolutamente un cazzo di niente (come a un sacco di altre persone spero). Odio le magliette a tinta unita – mi fanno veramente cagare – ma mai tanto quanto i risvoltini ai pantaloni. Credo fermamente che la foto di un tramonto non c’entri assolutamente nulla con “Take a walk on the wild side” di Lou Reed, non sopporto la gente che è convinta che Springsteen sia una sorta di patriota o, ancora peggio, un nazionalista americano solo perchè ha scritto “Born in the USA”. Dopo trenta secondi di un pezzo Ska inizio a perdere la pazienza e tento di distruggere qualsiasi cosa emetta quel suono e non comprerò mai una maglietta dei Pink Floyd o dei Joy Division. 

Ho sempre pensato che la musica, oltre a fare divertire e ballare la gente, sia anche il più profondo strumento di comunicazione al mondo in grado di dare voce a chi non ce l’ha. Ha la forza di scuotere l’animo della gente, ha la forza di farci riflettere su chi o cosa siamo realmente, su cosa va e non va nella nostra società, ha la forza di schierarsi dalla parte del più debole. Per me la musica ha la forza di cambiare le cose.