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Out there

Back to the Same Old Place

Non c’è niente di più bello che suonare il blues.

“Back to the same old place, sweet home…”

Quinta-Quarta-Prima

“…Chicago”

Dominante-Sottodominante-Prima, il risultato di decine di secoli di perfezione matematica, la legge fondamentale di tutta la musica occidentale e non solo. Non per niente è anche il giro di accordi della strofa di “e dove ti porta lo decide lei”, riferito alla macchina.

(NDR: data una tonalità, mettiamo un Do maggiore, si intendono come prima seconda terza etc. le note e i relativi accordi costruiti su quella scala. La scala è Do Re Mi Fa Sol La Si nel caso, comodo con solo tasti bianchi, del Do maggiore. Per fare un esempio, la quinta nota della scala è un Sol, ed essendo che gli accordi sono fatti da tre/quattro note prese una sì e una no dalla scala originale, l’accordo di quinta della scala di Do maggiore è Sol-Si-Re, che poi è un l’accordo di Sol maggiore. Se vogliamo esagerare e fare i secchioni della musica ci mettiamo anche un Fa e diventa un accordo di maggiore settima, che si indica come G7 o Sol7 a seconda del proprio paese di nascita, che per inciso è bellissimo e sta alla base di quasi ogni cadenza musicale. 

Ma come mai? In breve, l’accordo di quinta Sol-Si-Re “risolve”, cioè ci fa venire voglia di sentire un accordo di prima, Do-Mi-Sol con un fantastico trucco: due note si muovono di un gradino, un Si diventa un Do e un Re diventa un Mi e una sta ferma al suo posto, il Sol, la quinta, che mica per niente si chiama Dominante. 

Nel blues questa modulazione Quinta-Prima ha in mezzo una Quarta, che sembra durare in eterno e ci fa fluttuare per una battuta, nel vuoto, e poi l’armonia fa ritornare tutto al suo posto. Un nome alternativo per questo accordo è sottodominante, cioè può risolvere sia verso una quinta sia verso la tonica. Il passaggio quarta prima è detto cadenza plagale.)

“Back to the same old place, sweet home Chicago”

Poi, se dovessi essere io a suonarla, Sweet Home Chicago,  con uno che non ho mai visto la farei in Mi, un po’ perché non si sa mai chi hai davanti e un po’ perché va bene sempre a tutti. 

Non ho mai provato a capire come la suonasse Robert Johnson, ma comunque non mi sentirei di competere con uno che ha venduto l’anima al demonio in persona. I Blues Brothers secondo ma la facevano in Si Bemolle ma è inutile se non hai una sezione fiati da accontentare. 

Non c’è niente di più bello che suonare il blues. Sai sempre dove va a finire, qualcuno dice la sua nel mezzo.
Tanto 12 battute dopo sei sempre lì, precipitato a casadolcecasachicago, che -cazzo- ti sembra di esserci nato, di poter tornare e aprire la porta e vedere il cane che ti corre incontro. Oppure inginocchiato in mezzo a una carrettiera polverosa a chiedere al cielo di essere salvato senza nemmeno una buon’anima che possa darti un passaggio.

Che roba.

Quinta. Quarta. Prima. Back to the same old place.  Sweet home. Chicago. Tensione, attesa e risoluzione. 
L’acrobazia e l’atterraggio più morbido che c’è.

Cadenza plagale.

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