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Out there

Brevi storie degli effetti per chitarra pt. 1

I mondiali, il surf, gli effetti di modulazione.

“Ah ma tu suoni il basso? Ah, so una canzone che si fa col basso! Sai fare po popo po po po-po?”

“È una canzone, si chiama Seven Nation Army. La suona uno che si chiama Jack White. Con una chitarra.”

“Ah.”

Maledetti mondiali. Maledetto 2006. Maledetti i Black Eyed Peas che qualche mese prima hanno campionato Dick Dale. 

Ripartiamo con ordine: è l’inizio degli anni ‘60 e la tecnologia fa passi da gigante e tutta la gioventù d’america impazzisce per il surf, la musica surf, e Dick Dale si trova in cima a questa enorme onda. Il ragazzo ha due caratteristiche: suona la sua Stratocaster a dei volumi spropositati e ha una visione del suono che dovrebbe uscire dal suo amplificatore.

Facciamo che se dico Surf intendo California e se dico California dico anche Leo Fender Musical Instruments e se dico Fender dico chitarre e amplificatori. In quattro e quattr’otto il ragazzo dai volumi spropositati è invitato a portare la sua visione al miglior costruttore di chitarre elettriche e amplificatori del mondo.

Quello che narra la leggenda è che Dick Dale abbia fatto scoppiare una cinquantina di amplificatori, quello che è rimasto è il primo amplificatore da più di 100 Watt della storia, il Fender Showman Amp. 
E con lui uno dei primi effetti portatili (ma non troppo, 7 chili abbondanti ma sempre meno di un plate reverb da portare con un trattore) per chitarra, una unità di riverbero in cui il segnale elettrico della sua chitarra passa attraverso delle molle che ritardano parti del suono e lo rendono etereo e pieno. Tipo lo stesso effetto del mio corridoio del bagno oppure dell’androne di casa di mia nonna.

Da allora il riverbero è stato incorporato nella maggior parte degli amplificatori Fender insieme al già presente Tremolo.
I Creedence Clearwater Revival, che da lì a poco avrebbero usato entrambi nell’intro di Born on the Bayou, e le generazioni di chitarristi a venire ringraziano.

Jimi Hendrix ringrazia tanto da dichiarare morto il Surf.
Lo dirà nel 1967.
Morte precoce, per il Surf.
Ma di Jimi ne parliamo tra un po’.

Tornando a noi, la maniera con cui Jack White maltratta il suono della sua chitarra è un affarino rosso che si chiama Whammy, prodotto dalla Digitech, dal 1989 in poi.

Senza citare vari shreddatori e chitarristi veloci che non hanno lasciato niente tranne brutti ricordi, colui a cui dobbiamo la presenza massiccia come strumento integrante della chitarra elettrica è Tom Morello dei Rage Against The Machine.
Tutti insieme.
“Grazie Tom.”

Se avete sentito un qualsiasi pezzo dei RATM o degli Audioslave è facile che abbiate notato che mancano gli assoli ma ci sono dei rumori strani, tipo un Dj che fa dello scratch ma anche un po’ R2D2.
Quello, in ogni caso, è Tom Morello che fa il matto con la chitarra e il whammy.
“Grazie ancora Tom”.

NDR: il whammy è un aggeggino piuttosto complesso, che, fondamentalmente, può prendere il suono che gli viene dato in pasto, tipo la chitarra di Tom Morello o di Jack White, e, a seconda di come si tratta il suo pedale di espressione (se vostra madre ha una macchina da cucire è simile a QUEL pedale, altrimenti immaginatelo come un acceleratore anche se non è proprio proprio uguale), cambia l’altezza, il pitch, del suono. Nel caso di Seven Nation Army si tratta di un ottava al di sotto della nota suonata sulla chitarra, che porta questa ad avere l’intonazione di un basso, mentre nel caso di Tom Morello in Bulls on Parade (minuto 2:30) o anche Jack White in Ball and Biscuit (minuto 3:50) il Whammy ci propone uno stupendo glissato verso una nota una o più ottave al di sopra della nota suonata. Effetto spaziale? Effetto isterico? La storia parlerà per noi.

Può essere che io sia uno stronzo a rispondere così a chi mi chiede una innocente Seven Nation Army col basso.

Poi non è che ci sia molta gente che capisca che suono fa un basso, nel mondo reale.

Poveri noi.

L'autore

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