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Out there

Brevi storie degli effetti per chitarra pt.2

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È difficile immaginare come un ragazzino di 14 anni che ascolta solo la musica con le chitarre e senza essere capace di suonarne una per davvero possa avere anche solo una vaga possibilità di limonare delle coetanee che ascoltano le hit parade.

Io all’epoca sapevo due riff.
Sapevo Satisfaction e Come as you are.

È altrettanto difficile immaginare ognuno dei riff senza il proprio effetto (una distorsione per uno, un chorus per l’altro), quello che lo ha elevato dall’essere una bell’idea a essere un momento grandioso della cultura occidentale.

È il 1965, i Rolling Stones sono poco più che ventenni inglesi con una passione sfrenata per il blues e la musica americana. Gli americani d’altronde in quel momento ricambiano, ascoltando qualsiasi cosa arrivi da oltreoceano come una meravigliosa novità pop.
Bob Dylan ad agosto pubblicherà Highway 61 Revisited, ma questa è un’altra storia.

Fatto sta che i Rolling Stones per una fortunata serie di eventi si trovano ad avere tra le mani un pezzo rhythm and blues che si chiama (I can’t get no) Satisfaction.
Un pezzo rhythm and blues, quasi per definizione, ha dei fiati, i Rolling Stones probabilmente se li possono permettere solamente in studio, ma sono gli anni ‘60 e la tecnologia sta esplodendo. Tanto che la Gibson sta vendendo una scatola magica che permette di “creare effetti sensazionali con la chitarra”.

Non funziona, a nessuno frega un cazzo degli effetti sensazionali, quindi la Gibson ripiega su una linea pubblicitaria probabilmente geniale: la scatolina magica, a loro dire, permette di emulare il suono di trombe sax e compagnia. Tutto con la chitarra. 

Le vendite sono poche ma sicuramente un Maestro Fuzz Tone, la scatolina, si trova tra le mani del produttore degli Stones, che lo allunga a Keith Richards per doppiare il riff dei fiati nelle registrazioni, e si accorge di quello che, in quel momento, sta succedendo al di là del vetro della sala di incisione e, vuoi per genio vuoi per mancanza di sbatti, decide che va bene così, i fiati non servono, basta la chitarra.

Il produttore non dice niente alla band, il singolo di Satisfaction viene mandato in stampa. Il singolo viene preso e messo a girare sulle piastre di tutto il mondo scatenando reazioni incontrollabili. Il riff giusto con il suono giusto al momento giusto.

Le vendite dei Maestro Fuzz Tone si impennano. Ogni chitarrista del mondo vuole avere IL SUONO. Keith Richards si paga la pensione con tre note e per i cinquanta e rotti anni a venire non c’è un solo concerto in cui lui e soci si possano permettere di levare Satisfaction dalla scaletta.

Il me stesso quattordicenne prova a replicare alla ragazza delle top ten con un “ma come non l’hai mai sentita, sono i ROLLING STONES!!!” senza sortire il minimo effetto.

(NDR: il Maestro Fuzz Tone è un pedale, detto Stompbox in inglese che forse rende meglio l’idea. Al suo interno ci sono dei transistor, all’epoca un ritrovato piuttosto avanzato della tecnologia, tipo oggi i sensori di parcheggio, che amplificano il suono quando il pedale viene schiacciato e acceso. Per vari motivi il segnale che esce da ognuno di questi transistor può superare una soglia massima di potenza e andare in saturazione. La saturazione porta a smussare l’onda sinusoidale di una nota o di un accordo e di tagliarne le parti con troppa intensità, i picchi e le valli in fisica, producendo un’onda più squadrata, cioè, per le nostre orecchie, distorta. Questo effetto in inglese è detto overdrive. All’epoca questo effetto poteva essere prodotto dalla saturazione delle valvole, la generazione di dispositivi di amplificazione precedente al transistor, ma con un effetto molto più “gradevole” e meno disordinato. Meno Satisfaction. La storia dei distorsori a pedale è lunghissima e piena di leggende, che verranno trattate in altro luogo.)

Ho sempre quattordici anni e mi gioco Come as You Are.
“Ma come non l’hai mai sentita, sono i NIRVANA!!!”

(Pippone parte seconda: adesso che Come As You Are l’abbiamo sentita tutti abbiamo anche presente come inizia. Chitarra pulita da sola e poi entrano tutti e si piange, la storia la sappiamo. Tutututu taratara ta tutu ta tutu. Giuro che non ho un fucile etc. il punto vero della questione che mi frulla in testa da un po’ però è: senza la copertina, il video e tutta l’acqua che c’è nell’immaginario di Nevermind, il suono della chitarra di Kurt sembrerebbe così altrettanto pieno d’acqua? Non credo ci sia risposta, quello che so è che quella cosa è un chorus. In particolare Kurt usa uno Small Clone della Electro Harmonix.

E per intenderci se uno dice effetti a pedale dice Electro Harmonix, inventata e tuttora gestita dal rubicondo Mike Matthews, nella foto in ottima compagnia.

Un passo indietro.
Cosa rende tale un coro? Tante voci. E come fai a capire che ci sono tante voci e non una sola? Il fatto che ogni ipotetico componente di questo coro, pur essendo perfettamente intonato e a tempo, può ritardare o anticipare l’attacco (Rate) e variare leggermente di intonazione (Depth). Che poi sono i due parametri fondamentali di ogni chorus.

Ma quindi perchè esiste questa evidente correlazione del chorus con l’acqua, non solo nei Nirvana di Nevermind o in Black Hole Sun, ma al punto da spingere le aziende produttrici a inventarsi nomi tipo Aqua Puss, H2O, Bubbler, Seafoam o Sea Machine per i loro effetti? Non avendo una risposta oltre all’evidenza mi vedo costretto a inventarne una di sana pianta, probabilmente con degli errori di fondo, cioè che potrebbe essere dovuta alle differenti velocità di propagazione delle onde sonore in acqua e in aria che portano ad avere “parti” di un suono emesso fuori dall’acqua leggermente in anticipo e altre leggermente in ritardo nel tragitto che fanno dalla fonte al nostro orecchio sott’acqua. Non credo basti come spiegazione ma per ora va bene così.)

Depongo le armi e tutta la mia buona volontà. In ogni caso non sapevo la strofa.

L'autore

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