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East and West

Springsteen e Waits: due linguaggi, un unico messaggio

Robert Frank – Covered Car, Long Beach (The Americans)

75 giorni esatti, poco più di 3 mesi e quasi 3000 miglia (quelle che separano Long Branch, NJ da Pomona, CA) dividono Bruce Springsteen e Tom Waits.

Nati entrambi nel 1949 – Bruce il 23 settembre e Tom il 7 dicembre – da famiglie di immigrati, entrambi unici figli maschi con due sorelle e un rapporto piuttosto difficoltoso con la figura paterna. La musica li folgorò in giovane età, e dopo anni di gavetta (Tom Waits iniziò ad esibirsi al Troubadour, un locale di Los Angeles da cui passò anche Springsteen) arrivarono tutti e due all’esordio discografico nel 1973: Greetings From Asbury Park, NJ uno, e Closing Time l’altro. Fin dai loro primi dischi risalta la loro vena narrativa e poetica, ispirata dalla Beat Generation, Kerouac, Dylan e un Paese che dopo la Grande Guerra era entrato nuovamente in un altro conflitto, quello del Vietnam, che non raccoglieva i consensi dell’opinione pubblica e gettava le basi per un’incredibile rivoluzione culturale.

Il loro Paese natale è stretto tra due oceani, in mezzo ci sono pianure sconfinate, catene montuose e fiumi imponenti. Pur appartenendo alla stessa nazione, il Golden State e il Garden State hanno ben poco in comune. La costa pacifica è decisamente diversa da quella atlantica per clima, geografia, attitudine e stile di vita di chi la abita. Così anche Waits e Springsteen all’inizio delle loro carriere scelsero linguaggi discordi per esprimere la loro arte. La cultura beatnik, il jazz e il blues diventarono i veicoli principali con cui Tom diffuse il suo messaggio, mentre Bruce, dopo quel famoso 6 settembre 1956 in cui Elvis si esibì all’Ed Sullivan Show, predilisse un’idioma più moderno per l’epoca: il rock’n’roll. Due codici diversi dunque ma anche due strumenti musicali differenti, il pianoforte e la chitarra.

Alla luce di queste premesse Springsteen e Waits sembrano avere poco in comune, se non per il fatto di essere connazionali in un Paese di 10 milioni di km2 e di circa 150 milioni di persone (dato del 1949) e di essere entrambi ormai settantenni nati a pochi mesi di distanza. Invece, studiando le loro opere, ci si rende ben presto conto che sono molti i punti in comune tra i due artisti. Bruce Springsteen e Tom Waits raccontano della stessa America e della stessa umanità che l’affolla. Addirittura a volte sembra che i due immaginari da loro evocati si innestino in un unico e grande quadro superiore, una visione talmente univoca e concorde da sembrare frutto di un singolo individuo anziché di due all’apparenza così differenti. Ma si sa che l’apparenza inganna e quindi ecco che Ol’55 e Born to Run si sovrappongono nel medesimo sogno autostradale. Se si escludono le informazioni geografiche allora Kentucky Avenue potrebbe essere una qualsiasi strada di Jungleland, con gli stessi personaggi emarginati che la popolano e i loro coltelli a serramanico. In un universo parallelo Springsteen avrebbe potuto scrivere tranquillamente Downtown Train così come Waits avrebbe potuto certamente dare alla luce Darkness on the Edge of Town.

Questi due artisti, giustamente annoverati tra i migliori cantautori e poeti di sempre, raccontano le stesse fantasie: antieroi, portici, Buick, protagonisti provenienti dalla working class, amori dannati, treni merce, vagabondi, malinconia, ragazze che fanno girare la testa, l’estasi della fuga, quartieri malfamati e un profondo desiderio di equità e giustizia sociale spesso purtroppo mal riposta. Insomma niente di più e niente di meno della solita e incredibile epica del sogno americano che, personalmente, non stanca mai.

Ovvio è che le differenze rimangono, Tom mantiene sempre un taglio intimistico, confidenziale e spesso anche ironico mentre Bruce si proietta più verso l’esterno e alimenta la fiamma della speranza anche nei contesti peggiori. Bruce vuole anche farti ballare mentre Tom ti invita al bancone per affogare i tuoi dispiaceri nell’alcol. Di fondo però permane un’unicità paesaggistica e umana, lo stesso messaggio espresso con due linguaggi differenti.

L’evidenza di questa similitudine tra i due artisti è sancita da Jersey Girl, un brano scritto da Tom Waits nel 1980 ma portato al grande pubblico da Bruce Springsteen l’anno successivo quando iniziò a suonarla dal vivo. Jersey Girl, come suggerisce già il titolo, è una ballata romantica ambientata in New Jersey, terra natia del Boss. Pare che Tom la scrisse per quella che sarebbe poi diventata sua moglie, che all’epoca, si trovava nel Garden State mentre lui ultimava Heartattack And Vine a Los Angeles. Ascoltando la più celebre versione di Springsteen è impossibile non pensare che la paternità della canzone non sia sua. È quasi sconvolgente rendersi conto, analizzando il testo, di quanta simmetria ci sia negli immaginari di due artisti tanto essenziali, separati da un intero continente, affacciati su due diversi oceani, votati a generi differenti ma allo stesso tempo così simili e vicini.

“Got no time for the corner boys
Down in the street makin’ all that noise
Don’t want no whores on Eighth Avenue
Cause tonight I’m gonna be with you

Cause tonight I’m gonna take that ride
Across the river to the Jersey side
Take my baby to the carnival
And I’ll take you on all the rides

Down the shore everything’s all right
You with your baby on a saturday night yeah
Don’t you know all my dreams come true
When I’m walkin’ down the street with you

Sing sha la la la la la sha la la la la la la la la
Sha la la sha la la la
Sha la la la I’m in love with a Jersey girl
Sha la la la la la la
Sha la la la la la la la la
Sha la la sha la la la
Sha la la la la la

You know she thrills me with all her charms
When I’m wrapped up in my baby’s arms
My little angel gives me everything
I know someday that she’ll wear my ring

So don’t bother me cause I got no time
I’m on my way to see that girl of mine yeah
Nothin’ else matters in this whole wide world
When you’re in love with a Jersey girl

Sing sha la la la la la sha la la la la la la la la
Sha la la sha la la la
Sha la la la I’m in love with a Jersey girl
Sha la la la la la la
Sha la la la la la la la la
Sha la la sha la la la
Sha la la la la la

And I call your name
I can’t sleep at night

Sha la la la la la la la
Sha la la la la la la la la
Sha la la la la la la la
Sha la la la la I’m in love with a Jersey girl
Sha la la la la la la yeah
Sha la la la la la la la la
Sha la la sha la la la
Oh I’m in love I’m in love with a Jersey girl
Sha la la la la la la yeah
Sha la la la la la la la la.”

Jersey Girl – Tom Waits
Robert Frank – Drive in, Detroit (The Americans)

Piccolo appunto personale: non ho mai ballato un lento in vita mia se non, una sera di primavera sotto un noce, sulle note di questa canzone.

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