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EL BAILE DE LOS QUE SOBRAN

Pateando Piedras: Dinamite pop contro la dittatura di Augusto Pinochet

Credits to @magnascii

Chiudi gli occhi e immagina un porto del diciannovesimo secolo, il più grande e importante porto del Pacifico Sud. Un’infinità di locande, bordelli e baracche di legno si arrampicano su una roccia nera che cade a picco nell’oceano. Nell’acqua foche e marinai portati nella baia dalla corrente di Humbolt accumulano tepore dopo un lungo viaggio antartico. In alto, sopra tutto questo, una gelida nebbia marina si materializza e taglia in due la maestosa montagna. Apri gli occhi, sei a Valparaiso, la più bella città del mondo. Su queste rive un tempo, quando il paese era oppresso dal regime militare, l’oceano la mattina riportava a riva i cadaveri de los vuelos de la muerte. In centro città, sul lato Sud di Playa Ancha esisteva un enorme scoglio a strapiombo sul mare. Tra le sue acque al calar della sera, il vento e le correnti marine producevano un ululato particolare, come una sorta di richiamo. Qui, per una decade i familiari delle vittime si recarono a mettere fine alla loro sofferenza. Lo scoglio prese presto il nome di Piedra Feliz, la pietra felice. A metà degli anni ’80 i suicidi erano così tanti che Pinochet la fece dinamitare.

Il regime era iniziato nel ’73 dopo il colpo di stato e l’assassinio di Allende, primo presidente socialista mai votato democraticamente. Tre anni prima, nel ’70, la sua Unidad Popular aveva messo in atto la via chilena al socialismo (rivoluzione democratica e pacifica) attraverso un programma di governo progressista ispirato ai paesi nordici. Riforma educativa, aumento dei salari, espropriazione dei grandi latifondi, nazionalizzazione delle fabbriche, della banca e delle miniere di rame, principale risorsa cilena in mano a imprese statunitensi, che costituiva il 75% delle esportazioni e caposaldo dei privilegi dell’élite nazionale. Indotto da questa élite, finanziato da Nixon e capitanato da Pinochet il golpe significò per gli Stati Uniti un freno all’avvento dei socialismi, per l’élite cilena il recupero dei propri privilegi di classe e per il resto della nazione l’entrata in alcuni tra gli anni più oscuri della storia latino americana.

Dalla mano dei Chicago Boys, il governo golpista adottò immediatamente tutte le riforme necessarie per ribaltare l’ordine instaurato dalla UP e convertire il paese nella puttanella delle economie colonialiste. Lo fecero convertendo il Cile nel primo esperimento economico al mondo, un laboratorio neoliberale nel quale si imposero modelli completamente estranei alla tradizione cilena. La ristrutturazione fu totale: deregolazione drastica dell’economia, repressione sindacale, privatizzazione dei beni pubblici e dell’industria mineraria. Il risultato del passaggio dalla via chilena al neoliberalismo fu la catastrofe sociale. La popolazione venne saccheggiata: a fine decade l’industria nazionale era scomparsa, la disoccupazione e l’inflazione alle stelle. L’unico vero trionfo dell’esperimento cileno fu la nascita di una società estremamente diseguale, razzista e individualista. Dieci anni dopo il golpe, all’inizio degli anni ’80, il Cile di Allende si era convertito in una colonia economica e culturale governata da una borghesia anglosassone che disprezzava la popolazione indigena. É in questo contesto che nasce un gruppo chiamato Los Prisioneros.

Salvador Allende, 1970

E’ arrivato il momento di farci da parte
Giocando giochi di altri non vinceremo mai
Io e te abbiamo buon gusto,
niente ci può spaventare
Ciò che è fuori, resta fuori,
occupiamo il nostro paese.
Influenze, suggerimenti,
europei portate via la vostra decadenza
Avvertenza, dichiareremo
INDIPENDENZA CULTURALE

In questo luogo lontano
la gente è povera la gente da la mano
Non c’è orgoglio di razza,
né colonie né tradizione
Sempre nascondendo l’accento,
non siamo mai stati applauditi
A scuola si insegna che cultura è
Qualsiasi cosa strana
meno quello che fai tu
Non ti travestire, non farti complessi
Sei bello perché sei diverso
Grida forte, dobbiamo dichiarare 
INDIPENDENZA CULTURALE

Non voglio più Bach, puah!
Perché io sento in un modo diverso
Se la cultura è Europa,
se la cultura è ciò che è caro
Io vorrei capirmi con la gente
Non voglio vedere
i tuoi capelli tinti di verde
Se la moda è Europa,
se la moda è ciò che è caro
Io vorrei capirmi con la gente
INDIPENDENZA CULTURALE

Independencia Cultural, Los Prisioneros, 1986


Se sogni con New York e con l’Europa
Ti lamenti della nostra gente e di come veste
E vivi amando il cine-arte del Normandie (Filmoteca di Santiago)

Se sei un artista e gli indigeni non ti capiscono
Se la tua avanguardia qui non vende
Se vuoi essere occidentale di seconda mano
Perché non te ne vai?

Perché non ve ne andate?
Non ve ne andate dal paese?

Se viaggi tutti gli anni In Italia
Se la cultura è così ricca in Germania
Perché il prossimo anno non rimani li?

Se qui non hai i mezzi che richiedi
Se qui il tuo genio e talento non danno fama
Se il tuo cognome non é Gonzalez o Tapia (Cognomi de Los Prisioneros)

Perché non ve ne andate?
Non ve ne andate dal paese?

Por Qué No Se Van, Los prisioneros, 1986

Santiago, 1973

L’anno in cui i Prigionieri scrivono il loro primo disco è il 1983. In territorio nazionale nessuna radio emette musica cilena. Si emette solo musica colta (classica) e certa musica occidentale ammessa dalla censura. La visione sonora del trio si deve forgiare e si forgia altrove, nel negozio di dischi di un famigliare, dove una notte alla volta il gruppo di amici si rinchiude ad ascoltare i vinili arrivati da oltreoceano. Qui scoprono i Clash, i Sex Pistols, il primo Rock in spagnolo – arrivato principalmente dall’Argentina – così come i suoni spaziali della New Wave che suonava nel Regno Unito. Grazie a questi dischi possono formulare la loro risposta sonica alla dittatura. Lo fanno con una prima cassetta punk, che conteneva pezzi come Latinoamérica Es Un Pueblo Al Sur de Estados Unidos, la quale riuscì a vendere 1000 copie e assicurare loro un tour al Sud. Grazie ad esso nel 1986 I Prigionieri ottennero il loro primo contratto con EMI. Il secondo disco uscì subito dopo e divenne immediatamente una pietra miliare della musica di rivolta. Del quale faccio fatica a spiegarne l’importanza, forse il disco più visionario e coraggioso del rock latino-americano. In eguale misura politico ed estetico. Pateando Piedras significa calciando i sassi e la tacklist, tanto per cominciare, dice così: SPOSTATE LE FABBRICHE, PERCHÉ NON VE NE ANDATE, STARE SOLO, IL BALLO DI QUELLI CHE AVANZANO, ESIGO ESSERE UN EROE, VOGLIONO DENARO, PER FAVORE, PERCHÉ I RICCHI, INDIPENDENZA CULTURALE.

Ispirato dalla strumentazione costosa e tecnologica ritrovata negli studi EMI Jorge Gonzalez prese una decisione: abbandonare il suono punk, organico e crudo fatto con le chitarre e inseguire il suono del futuro. Iniziò subito a lavorare e a sperimentare con le sonorità sintetiche di synth, sampler e drum machines, novità accecanti per il Sud America del 1986. Lo strepitoso risultato è un disco punk che racchiude lo spirito dei Clash dentro i suoni di una hit synth pop dei Depeche Mode. In un contesto sociale che non da tempo a metafore, Por Qué Los Ricos spiega in modo cristallino la divisione in classi della società cilena e il divario educativo del sistema privato neoliberale.

Vanno nelle loro scuole a giocare
Con i preti e con le suore della carità
Con i loro corpi pieni di cibo
Crescono come europei
Biondi e robusti

Ci tolgono la strada all’università
Riempiono i loro quaderni
di appunti ineguagliabili
Le loro teste sanno tutto quello
Che c’è da rispondere

Hanno le scuole numerate
Ci insegnano umiltà e rassegnazione
Ci spiegano che è inutile
Provare solo a pensare
di essere professionale

“La tua educazione è una porcheria
Io con quei voti non ci proverei neanche
Dedicati a ladro, fannullone o schiavo
E non cercare mai di capire..”

Perché, perché i ricchi
Hanno il diritto di divertirsi così tanto?
Perché, perché i ricchi
Hanno il diritto di divertirsi così tanto?
Se sono imbecilli come i poveri

Eccoli che attraversano la loro città
Pavoneggiandosi nelle loro auto
O in quelle dei loro papà
Godendosi la gioventù
Del diritto ereditato
Di essere i padroni del Sud America

A volte alcuni hanno voglia di eguagliare
Formano entità, giocano a lottare
Di esclusi o reclusi
E di intellettuali
E tutto continua sempre uguale
Sempre uguale

Por qué Los Ricos, Los Prisioneros, 1986

Los Prisioneros, 1986

Bilanciamento perfetto tra talento compositivo e coscienza politica, Pateando piedras fu un disco scritto por y para el pueblo (da e per il popolo). Gonzalez a soli 21 anni trovò le parole che un’intera generazione repressa dalla dittatura stava cercando. Il successo fu immediato e assoluto. Così la censura. Fino alla caduta del regime nel 1990, il disco venne cantato a ogni manifestazione. Divenne la colonna sonora della contestazione e, mentre fuori dal paese I prigionieri diventavano eroi, in Cile cadevano nella rovina economica. Qui si racchiude il genio, il sacrificio e l’eredità che ci lasciano I Prigionieri. Un gruppo che in qualche modo seppe comprendere la necessità storica del proprio paese trovando il suono giusto, il contenuto giusto, nel momento giusto. Vittima di un destino già scritto decise di scommettere se stesso sapendo che avrebbe perso, ma che forse un giorno il Cile avrebbe vinto. Un gruppo che come pochi seppe vivere sulla linea che separa i musicisti dai rivoluzionari.

El Baile de los que Sobran, Il ballo di quelli che avanzano, nacque come un canto alle generazioni extraurbane emarginate dall’educazione pubblica. Divenne poi inaspettatamente l’inno principale dei moti operai e studenteschi contro Pinochet, la canzone cilena più famosa di sempre e una delle canzoni più belle che conosco. L’eco delle sue note risuona tuttora in Cile e lungo tutta l’America Latina. Unitevi al ballo.

L’ennesima notte a camminare
L’ennesimo fine mese senza novità
Ai miei amici é successo come a te
Quest’anno gli sono finiti i giochi, i dodici giochi

Unitevi al ballo, di quelli che avanzano
Nessuno sentirà la nostra mancanza
Nessuno ci ha mai voluto aiutare per davvero

Ci dissero da piccoli, giocate a studiare
Gli uomini sono fratelli, e insieme devono lavorare
Sentivi i consigli, gli occhi verso il professore
Il sole picchiava forte sulla testa
E non fu poi così vero, perché quei giochi alla fine
Finirono per altri con allori e futuro
E lasciarono i miei amici calciando i sassi

Unitevi al ballo, di quelli che avanzano
Nessuno sentirà la nostra mancanza
Nessuno ci ha mai voluto aiutare per davvero

Ei, conosco dei racconti sul futuro
Il tempo in cui li imparai, fu il più sicuro

Sotto le scarpe, fango e cemento
Il futuro non è nessuno, dei promessi nei dodici giochi
Ad altri insegnarono, segreti che a te no
Ad altri diedero per davvero, quella cosa chiamata educazione
Loro chiedevano sforzo, loro chiedevano dedizione
E per cosa? Per finire a ballare e a calciare i sassi

El Baile De Los Que Sobran, Los Prisioneros, 1986



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