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Out there

For Emma, Forever Ago

Grazie Dio della musica per Justin Vernon

21.10.2019

Ha piovuto tutta la notte. La prima piena del fiume è arrivata e si sente il rumore dell’acqua fangosa in tutta la valle. Il cielo non esiste stamattina, solo nuvole pesanti che inghiottono le vette dei monti. Due garzette volano insieme verso le pianure squarciando questo autunno, quella più in basso sembra avere un problema a un’ala e il suo volo non appare così lineare come quello della sua compagna che la scorta appena sopra. Le seguo con lo sguardo finché non scompaiono dietro un’ansa.

Ho percorso questa strada che costeggia il fiume nella direzione opposta alle garzette ogni giorno da più di dieci anni. Risalgo la valle la mattina e la ridiscendo sotto sera. Conosco a memoria gli angoli di questo panorama che un turista distratto non frugherebbe mai. I miei sensi hanno scrutato avidamente ogni cambiamento prodotto dal tempo e se ne sono impossessati come di un tesoro nascosto riservato solo a me. La mia macchina ha il pilota automatico ogni volta che inforco la salita che mi porterà a lavoro e a me non resta che occuparmi della musica per il viaggio.

Ho sperimentato le stagioni e ogni evento climatico; e quando le giornate iniziano ad accorciarsi, i boschi ad esplodere di colori e si intravedono già i mesi invernali, anno dopo anno, la mia soundtrack prediletta, quella a cui ogni volta torno volentieri, è sempre la stessa: “For Emma, Forever Ago”.

Senza soffermarmi su quegli aneddoti già sentiti e letti mille volte come ad esempio chi era “Emma”, chi era Justin, l’ormai celebre ritiro nel capanno tra i boschi (così simili a quelli che attraverso ogni giorno) per scrivere queste nove canzoni, vorrei cercare di far comprendere la grandezza e l’importanza di quest’opera così pura e grezza allo stesso tempo. Un disco che ha sancito il ritorno delle masse al folk, alle chitarre acustiche e al falsetto. Un’artista che ha fatto un disco principalmente per se stesso e per medicare le sue ferite, fregandosene delle regole di mercato, motivo per cui suona così onesto e personale. Justin Vernon ha tracciato una nuova via sonora per il nuovo millennio utilizzando sentieri antichi. È andato in letargo, ha fatto macerare i suoi dolori e li ha fatti sbocciare in fiori così meravigliosi da far male.

Dal 2007 (data di pubblicazione del disco) in poi, in tantissimi hanno provato a calcare le sue orme con risultati che non si possono nemmeno avvicinare a “For Emma, Forever Ago”, e comunque Justin ci ha dimostrato in seguito che il suo mondo è molto più ampio e sterminato di quest’opera prima.

Avevo vent’anni quando questo disco uscì, la mia ragazza di allora era partita per un anno di studio a Bruxelles e io mi sentivo solo e abbandonato, così, come sono abituato a fare, cercai conforto nella musica. La mia epifania musicale l’avevo già ricevuta qualche tempo prima, ma all’epoca tutto quello che ascoltavo era stato scritto precedentemente alla mia nascita, oppure ero troppo giovane e inesperto per essere cosciente di quello che mi stava accadendo intorno.

La consapevolezza è tutto, l’ho capito proprio nell’esatto momento in cui ho ascoltato per la prima volta questo album. Per la prima volta io c’ero, ero proprio lì mentre succedeva. L’ho sentito forte e chiaro e mi ha risucchiato via con sé.

Questo disco ha esattamente lo stesso gusto di dodici anni fa per me, il gusto di tacchino freddo mangiato da solo in una macchina gelata alle porte di un paesino isolato dell’Appennino. I finestrini appannati dal calore del mio fiato, la neve che cade abbondante su tutta la valle. La bellissima malinconia che ti sale in gola ma che non vuoi sputare fuori, te la tieni bella stretta lì nel petto, la culli e la alimenti come un piccolo falò con cui scaldarti.

Justin tu mi hai regalato la consapevolezza, un dono meraviglioso. La consapevolezza di cosa è importante e di cosa non lo è, di cosa conta davvero e di cosa disfarsi per alleggerire il carico e proseguire più facilmente. In mezzo alla neve, in mezzo alle tempeste maestose della vita che è bellissima anche grazie a te.

Ho ascoltato “For Emma, Forever Ago” così tante volte da aver perso il conto, un numero di volte maggiore a tutti i faggi del bosco, più di tutte le pietre del greto del fiume e ancora mi sorprendo a scoprire piccole sfumature ad ogni nuovo ascolto. Questo rende grande un disco: il bisogno irrefrenabile di tornare a metterlo sul piatto e abbassare la puntina di nuovo e di nuovo per cercare di comprenderlo ogni volta un po’ di più. Per afferrare bellissimi dettagli nascosti negli angoli più oscuri e contemplare al meglio la totalità e la solennità del paesaggio.

Se la storia d’amore tra Justin e “Emma” non fosse finita non avremmo quella batteria in reverse alla fine di The Wolves (Act I and II) che sembra un temporale, non avremmo le esplosioni improvvise di Creature Fear, non avremmo l’EBow su Flume. Se la storia d’amore tra Justin e “Emma” non fosse finita io non avrei una storia d’amore con Justin Vernon.

For Emma, Forever Ago incarna esattamente lo splendore dell’autunno e dell’inverno nella valle, l’ultimazione della malinconia. Quando tutti se ne vanno e tornano in città dopo aver trascorso le estati assolate nella provincia. Le luci delle delle case all’imbrunire si dimezzano, rimangono i ricordi di tuffi nel fiume, di pomeriggi nei prati e serate nei baretti a bere vino nostrano. La festa è finita ed è proprio in quell’istante che Justin si incastra alla perfezione nell’anima per sempre. Le voci lontane dei mesi estivi vengono estinte dal suo falsetto spaccacuore. Finalmente torno a respirare e a concentrarmi su me stesso, lontano dai bagliori accecanti, distante milioni di galassie dalle distrazioni fugaci. Di nuovo io, da solo con me. In un confessionale personale dove Justin è il confessore. Di nuovo redento! Di nuovo salvo!

L'autore

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