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GUGLIELMO: 10 BEST ALBUMS 2000-2019

Stilare una classifica non è mai un compito facile. Farla riguardo i migliori dieci album del ventennio appena trascorso è quasi come farsi un doloroso esame di coscienza e constatare quanto si è invecchiati. Come ogni millennials che si rispetti sono entrato nel nuovo millennio da ragazzino prepuberale e me ne esco vent’anni dopo con quasi l’età di Cristo Nostro Signore quando è morto per i nostri peccati. Amen. In mezzo c’è stato tutta la mia vita da essere senziente. Premetto solamente che il mio primo disco lo comprai nel 1999 e da lì in avanti la musica è sempre stata la cosa più bella, travolgente e salvifica della mia esistenza, perciò mi trovo costretto (come tutto il resto della redazione), a scrivere una top ten prettamente personale e non di valore assoluto – Altrimenti Kid A sarebbe sempre al primo posto -. Naturalmente ho dovuto escludere dischi che ritengo meravigliosi, per fortuna, per alcuni, ci hanno pensato i miei “colleghi” a dargli il giusto tributo.

Non tiriamola troppo per le lunghe!

#10 BLACK REBEL MOTORCYCLE CLUB –
B.R.M.C.

2001

Eccolo qua, il mio ingresso nella musica del nuovo millennio è la roba più vecchia del mondo. Chitarra, basso e batteria: il rock’n’roll. Quello sporco e brutto, quello che ti striscia dentro e ti fa votare per sempre l’anima al fuoco sacro del blues. I miei cugini più grandi mi masterizzano questo disco ma io lo amo subito così tanto che corro a comprare l’originale. Ho appena iniziato il liceo, il mondo si sta spalancando davanti a me ma io voglio solo rintanarmi nel ventre oscuro del rock con la mia giacca di pelle e gli occhiali da sole.

Best track: Love Burns

#9 SHARON VAN ETTEN –
ARE WE THERE

2014

Ho sempre avuto un’ammirazione enorme per Sharon, lei è un’artista vera, è diretta e soprattutto al mio orecchio troppo abituato al testosterone, lei è una boccata di aria fresca. Qua ridefinisce il cantautorato femminile e dimostra di avere più coglioni di gente con il cromosoma Y. “Are We There” mi auguro venga preso dalle future generazioni di musiciste come una stella polare. Io lo faccio comunque anche se non posso partorire.

Best track: Tarifa

#8 THE BLACK KEYS –
BROTHERS

2010

In gioventù, quando avevo poca barba, la band di Akron, OH era una costante dei miei giorni. Dal primo disco a “Brothers” non hanno sbagliato un album, ma che dico, non hanno sbagliato un pezzo per quasi un decennio. poi è finito tutto ma va beh. Ho scelto “Brothers” perché questa è pura classe concentrata in un disco. Avete provato ad ascoltarlo in cuffia? Avete sentito come suona? Eleganza e gusto al servizio di una musica che spesso viene ingiustamente considerata “povera”. Una grande prova a mio modo di intendere e vedere la musica, qui il diavolo protegge ancora Dan Auerbach e Patrick Carney e noi dobbiamo rendergli lode. Ultima grande opera (per ora) di una band che mi ha dato davvero tanto.

Best track: Unknown Brother

#7 KINGS OF LEON –
YOUTH AND YOUNG MANHOOD

2003

Ho sempre considerato il primo disco dei fratelli Followill il disco perfetto per il party perfetto. Capelli lunghi, pantaloni a zampa e baffi ignoranti. Guardando i loro video dell’epoca (si, perché all’epoca tutti guardavamo i videoclip) sembrava di essere tornati indietro nell’estate del 1973. Pare impossibile immaginarsi i moscioni che sarebbero diventati da lì a poco. Aneddoto: avevo sulle spalle 16 primavere, entrai nel mio negozio di dischi di fiducia, il proprietario poggiò la puntina e “You know you could’ve been a wonder”. Già dopo l’assolo di Red Morning Light ero innamorato perso, adorante, in estasi suprema. Volevo fare a botte, bere fino a vomitare e fare l’amore. In questo o in ordine sparso.

Best track: California Waiting

#6 THE WALKMEN –
YOU & ME

2008

Hamilton Leithauser è stato per me, insieme a Craig Finn, il miglior paroliere di questo ventennio. Qui i The Walkmen sono in stato di grazia, non sbagliano un pezzo, il dio della musica veglia beato sopra di loro. L’apoteosi delle cose storte: dal suono che esce dalle casse alle storie d’amore impossibili, dalle decisioni sbagliate ai futuri incerti. Ci siamo passati tutti e ci siamo ancora dentro. Musica per anime malinconiche e irrequiete. Musica per girare in macchina tutta la notte. Musica per tornarsene a casa con il cuore spezzato. Musica da recitare a memoria puntando l’indice al cielo. Musica nata sotto la stella migliore. Pura e vera. Onesta e sincera. Da ascoltare ma soprattutto da leggere. Come un testo sacro.

Best track: I Lost You

#5 IRON & WINE –
THE SHEPHERD’S DOG

2007

Quando uscì questo disco avevo 20 anni. L’ho ascoltato milioni di volte all’epoca, lo mettevo sul piatto del giradischi nella mia sala prove giù in cantina e lo continuavo ad ascoltare per tutta la notte. Semplicemente rimanevo lì, buttato su una poltrona ammuffita dall’umidità a fissare la copertina per ore. Questo disco è un’infanzia felice filtrata dalle foglie di una quercia secolare in un prato del Midwest. Questo disco è quella letteratura “fotografica” americana che amo tanto. Questo disco è una cittadina tranquilla nella luce di giugno, quando il sole è alto e le ombre sono nette. Una brezza leggera tra gli abeti sotto una luna estiva. Le maniche corte e il cuore gonfio. Questo disco è un’idealizzazione di un’America pastorale che non esiste più e forse non è mai esistita se non nei libri, nei film, nei dischi e nella mia testa appunto. Questo disco è l’essenza del mio sangue folk nel mio organismo rock’n’roll.

Best track: Resurrection Fern

#4 THE NATIONAL –
ALLIGATOR

2005

A questo punto la bottiglia di Merlot che ho aperto quando ho iniziato a scrivere questa classifica è agli sgoccioli. Penso che vorrei bere Merlot con Matt Berninger. Ah, Quante volte mi sono commosso ubriaco ascoltando i The National. Anche per loro è più un premio alla carriera e per quello che hanno rappresentato e tutt’ora rappresentano per me. “We’re the heirs to the glimmering world” cantano, e tu come fai a non credergli?! Da batterista potrei scrivere un articolo a parte sulla ritmica del disco ma probabilmente vi annoierei. Li ho scoperti più tardi, quando uscii “Boxer“, quello che posso fare è solamente ringraziare di averli incontrati sulla mia strada quando mi ero perso e pensavo che tutto fosse finito, quando per un momento (nel mezzo del cammin di nostra vita…) non ho più ricordato quello in cui credevo. Loro mi hanno riacceso la luce e rivelato quello che ho sempre saputo ma per un attimo avevo dimenticato: l’importanza delle piccole cose.

Best track: All The Wine

#3 DR. DOG –
FATE

2008

2008 anno magico per me – mi sono accorto che ci sono ben tre dischi del 2008 in questa top ten-. Ero davvero combattuto tra “Easybeat” del 2005 e questo disco ma ho optato per questo. Io, 21 anni, inverno, un fiume e una domanda che mi assillava quotidianamente: cosa faccio della mia vita? Non so rispondere nemmeno ora ma di sicuro “Fate” mi ha intrattenuto e distratto parecchio salvandomi dagli attacchi di panico. Certo i Beatles mi sono sempre piaciuti, ma i Dr. Dog mi piacciono di più. L’arte del DIY applicata non al punk, ma a qualcos’altro. Ho sempre detto che se avessi vinto la lotteria le prime tre cose che avrei fatto sarebbero state: Costruirmi una casa sull’albero, comprare la società calcistica del mio paesello per portarlo in serie A e produrre un disco di Scott McMicken. Ma ora che ci ragiono produrrei un disco dei Dr. Dog. Questo album è talmente importante per me che spesso quando si parla tra amici non lo nomino nemmeno per tenermi questo segreto straordinario tutto per me come un gioiello prezioso da custodire. Quindi facciamo finta che non ve ne abbia mai parlato e passiamo al prossimo.

Best track: Impossibile scegliere ma se proprio devo sceglierne una dico The Beach che mi fa pensare al mio amico Emiliano

#2 THE HOLD STEADY –
BOYS & GIRLS IN AMERICA

2006

A proposito di dita puntate al cielo. A proposito di verità e purezza. A proposito di tutto quello che ho detto finora. Questo disco è dell’anno in cui abbiamo vinto i mondiali ma io l’ho scoperto molto tempo dopo ed è diventato l’inno della mia adolescenza perenne. Qua è tutto giusto, bisogna tirare le casse al limite e riempirsi il petto di aria per sputare fuori la scrittura altissima di Craig Finn, roba da recitare ogni sera prima di dormire come il rosario. Il santo rosario del rock’n’roll. Il profeta del rock’n’roll di questo ventennio è stempiato, porta gli occhiali e si veste come un avvocato d’ufficio. Il profeta del rock’n’roll di questo ventennio ha bevuto un paio di birre con me e mi ha raccontato della sua cagnolina Rosalita. Il profeta del rock’n’roll di questo ventennio dice solo la verità. Dietro le spalle ha una band che è una macchina perfetta di epica, eccitazione e divertimento. Quando ascolto questo disco non capisco cosa mi succede, un po’ piango e un po’ rido, un po’ amo e un po’ odio. Quando ascolto questo disco mi sento vivo per davvero.

Best track: Fist Night e Party Pit, una dietro l’altra.

#1 BON IVER –
FOR EMMA, FOREVER AGO

2008

Ne ho già parlato in abbondanza qui. Questo album ha cambiato tutto. Questo album ha cambiato me e il mio modo di vedere il mondo. Questo album è stato una rivoluzione e siccome ho scritto un articolo intero a riguardo mi vorrei soffermare su un dettaglio della mia vita che ha a che fare con “For Emma, Forever Ago”: Dopo diversi anni dall’uscita di questo disco tutti quanti conoscevano questo disco, vi parlo di pochi anni fa, sei o al massimo sette. Io e miei amici più cari, in estate, eravamo soliti partire alla volta dei meandri più nascosti della nostra amata valle per rifugiarci nella natura e trascorrere i weekend assieme. Partivamo il venerdì pomeriggio, sceglievamo il nostro angolo appartato, al sicuro dal resto della civiltà. Tra gli alberi montavamo il campo base, le tende, facevamo legna, facevamo il bagno nel fiume, e accendevamo il fuoco. Dopo cena, nel buio, osservavo attraverso le fiamme i volti dei miei amici. Poi guardavo le scintille alzarsi verso il cielo e confondersi con le stelle. Il rumore dell’acqua e del vento leggero. Tutto era perfetto. Tutto era davvero perfetto. Tutto tranne quel bisogno lancinante che ardeva ogni volta dentro di me: ascoltare, in quell’esatto istante, The Wolves (Act I & II) per sentirmi finalmente davvero iscritto alla fratellanza dei mondi.

Le volte che mi sono sentito più vicino alla Verità sono state con “For Emma, Forever Ago” in sottofondo.

Best track: The Wolves (Act I & II), anzi tutto il disco.

Il vino è finito.


IL PEGGIORE

MUMFORD & SONS –
SIGH NO MORE

2010

Roba da ragazzini che si atteggiano da intellettuali e si eccitano perché vedono un banjo e un contrabbasso che pensavano fossero estinti come i dinosauri. Poca sostanza, tanta apparenza. Per una settimana forse ci sono cascato anch’io, non ricordo bene. Di certo questa monnezza, dopo averci frantumato i coglioni abbondantemente, è destinata all’oblio. Una moda, forse più una piaga, che ha fatto danni ma oramai già passata. Per fortuna.

Worst track: Se vi trovate in presenza di questo abominio prestate cautela. Da non scartare nemmeno e gettare direttamente nell’immondizia.

L'autore