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Out there

Il suono del male

I Black Sabbath, circa.

Non credo che gli eroi piacciano.
Non fino in fondo. 

Giovani e belli, arrivano al momento giusto, sono in difficoltà per un po’, ma poi vincono.
Niente di nuovo.
Mai.
Il punto forse è che gli eroi cambiano, ma il male persiste. 

Fine ‘60. 
Pace e amore.
Vallo a dire a Tony Iommi che lavora in una acciaieria e ha appena lasciato due pezzi di dita in una pressa nel cuore pulsante dell’industria inglese, Birmingham.
Sarebbe partito da lì a poco per un tour con i Jethro Tull.
Vallo a dire a Geezer Butler che una notte vede il demonio di fronte al suo letto.

What is this that stands before me?

Queste sono le prime parole dell’esorcismo di Ozzy
Le tre note del riff, incessanti, rendono la paura reale.
Il basso e la batteria di Bill Ward rotolano prima di ricominciare a suonare incatenati alla tetra litania.

Oh no,no, please god help me.

E il terrore si rinnova, ogni volta più grande.
Prima-Ottava-Tritono
Il suono della paura. Il suono dell’heavy metal. Il suono del male.

Dicono che nel medioevo questa serie di note fosse bandita e punita con il rogo. 
Può darsi.
Diabolus in musica. 

Tutto chiaro.


Se doveste chiedere a un qualunque musicista quale sia l’intervallo più dissonante, questi vi risponderebbe senza pensare “il tritono”. Tre toni interi, sei semitoni sopra la nota principale.
Esattamente a metà strada tra le due note che lo precedono nel riff. Prima- Ottava -Tritono.
Ma perché suona “male” sta roba? La risposta che mi piace di più è che le note che si trovano vicine al tritono, quarta e quinta, sono estremamente consonanti e risolutive per una frase musicale, rendendo spaesante il suono di questa nota senza direzione. 
Il tritono è da sempre stato usato per dare un senso di instabilità in un accordo (il più classico dei Sol7 ha al suo interno l’intervallo di tritono Si-Fa) ed è estremamente usato nel blues e nel jazz tanto da prendere il nome di blue note.
Nessuno però fino alla pubblicazione di Black Sabbath l’aveva mai usato così deliberatamente come fondamento della frase principale di una canzone.
E sicuramente non accostato all’apparizione di Belzebù himself.

C’è però una cosa che rende la musica, forse tutta l’arte, una cosa così preziosa: quello che ascoltiamo non è perfettamente opaco né perfettamente trasparente, in modo da permetterci di sbirciare al di là dell’opera e sentire l’idea, l’esperienza del suo creatore e di ciò che gli sta intorno.

Quello che sentiamo qui sono le corde di una chitarra accordate molto più gravi del normale per permettere alle dita con le protesi di Toni Iommi di suonarla, sono i film dell’orrore, le letture esoteriche di Geezer Butler, sono l’amplificatore che la Laney di Birmingham regala ai Black Sabbath per registrare, il Dallas Rangemaster con una modifica tuttora ignota che che amplifica il segnale della chitarra e lo rende così perfetto tanto da creare un nuovo vocabolario della musica. 

L'autore

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