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LOS NARCOCORRIDOS

La narrativa popolare tra la rivoluzione di Zapata e l’era di Pablo Escobar.

Provate a immaginare la situazione. Nord Italia, anni ’90, Dicembre. Il cenone di capodanno sta andando ai massimi livelli. La nonna, matriarca d’Italia, è riuscita a radunare tutti i parenti nel suo podere di campagna, una location mozzafiato in cima alla collina. La tavolata è immensa e imbandita come ci si aspetta per queste occasioni. Le cugine e i cugini campagnoli sono tirati a lucido, hanno apparecchiato con i candelabri vecchio stile, il servizio d’argento e tutto il resto. Sulla tavola un via vai frenetico di mani, bottiglie e vassoi traboccanti che ruotano in continuazione. Tra vini da sogno, pasta, carni e autentico calore familiare arriviamo prontamente ai dolci.

Poi, pochi minuti prima delle 12 i papà milanesi scendono nell’aia e sfoderano grandi scatole contenenti grandi fuochi d’artificio mentre Maurizio Costanzo, mai spento sulla TV del corridoio, fa scoccare il nuovo anno. Venticinque caffè si raffreddano sul grande tavolo mentre i cani abbaiano e tutti applaudono dall’alto del lungo balcone del salone il grande spettacolo di luci e colori. Si fa a gara a chi ha il botto piú grande e si possono sentire con chiarezza, dall’altro lato della valle, le esplosioni riecheggiare lontane nella nebbia. A quel punto, mio zio Gaspard, che fino a quel momento non aveva aperto bocca, in un movimento preciso, legato ed armonico, fredda il bicchiere di vino, si alza dal tavolo, sfodera un revolver a canna corta dal taschino della giacca e ne svuota il caricatore in cielo squarciando in due la nera notte padana.

El Corrido, un genere musicale americano, è il silenzioso responsabile di tutto questo. Nato in Messico durante la guerra di indipendenza e derivante principalmente dalla tradizione europea di musica da salotto come il Romance, el Corrido ha dato luce senza ombra di dubbio alle canzoni più tragiche ed epiche mai scritte. A differenza della più classica Ranchera che é per ballare, quest’ultimo è un genere narrativo. Divenne particolarmente celebre durante gli anni della rivoluzione di Emiliano Zapata e Pancho Villa come principale mezzo di comunicazione. Testimone diretto dei fatti, el Corrido ebbe la funzione sociale di raccontare al popolo gli avvenimenti, le azioni o le imprese eroiche compiute dai rivoluzionari: grazie anche alla sua estrema semplicità linguistica e musicale divenne così il principale blocco informativo, educativo, e sovversivo della rivoluzione.

La forma è quella della Ballata in tempi ½ e ¾ (Polka e Valzer) e nella maggior parte dei casi il racconto prescinde da un prologo incentrandosi direttamente sulla successione di eventi, quasi sempre tragici. Finisce spesso con una morale per l’ascoltatore. Alle tematiche eroiche e di celebrazione se ne aggiungono poi altre, a mio parere molto più interessanti. Famose sono le vendette, le avventure amorose, le storie di bandoleros e i diversi spaccati di vita violenta della società messicana. Se la musica deve trovare le parole per spiegare il cuore degli uomini, allora los Corridos raccontano storie di uomini umili, dai cuori tozzi e dalle vite tragiche, ma con gli occhi chiari e ben puntati verso certi codici d’onore. E più importante di tutto questo: sono le testimonianze di vite primitive, violente e crude, le quali però non cadono mai nella degradazione o nella turpitudine. Brillano invece di una purezza e innocenza uniche, quasi ataviche, che ci rimandano all’epica cavalleresca e a tempi ancora anteriori, in cui gli uomini erano eroi e le loro gesta riecheggiavano nella memoria e nell’identità collettiva.

Mio zio Gaspard non è mai stato in Messico ma durante gli anni ’90 ha realizzato più di venti viaggi in Colombia. Dopo Zapata los Corridos evolvono ed emigrano. Quelli storici vengono tralasciati o lasciati ai messicani, mentre quelli ancora attuali sopravvivono, attraversano la cordigliera delle Ande suonando dentro piccole radio e vanno ad aderire al tessuto sociale latinoamericano che meglio si adatta alle loro verità. Nella selva colombiana, tra i narco-esmeralderos delle miniere del patrón Victor Carranza attecchiscono molto bene, per esempio. Non-più-soli: all’improvviso migliaia di uomini ritrovano la loro vita raccontata in canzoni vecchie di 50 anni. Se ne innamorano. Gaspard racconta che nella selva profonda di Montecristo los Corridos preferiti dei minatori, dei sicari di Pablo e dei bevitori di aguardiente sono tantissimi, ma i più richiesti sono quelli che parlano di pistole, di sbronze e di sangue. La morte costituisce il tema centrale di tutti i grandi classici che rimbombano una baracca dopo l’altra su Radio Recuerdo, cantati sempre a squarciagola da uomini rigorosamente ebbri e rigorosamente ricoperti di fango, cartuccere e revolver. Sonaron Cuatro Balazos del celebre Antonio Aguilar è un grande classico e passa varie volte in una serata.


Suonarono quattro spari
alle due del mattino,
Venni ad ucciderlo tra le tue braccia
perché sapevo che lì lo avrei trovato;
Non pensare che qualcuno me l’abbia detto
ebbi questo presentimento.
EBBE QUESTO PRESENTIMENTO

Si inceppò la pistola
ti salvasti dalla morte;
Non era ancora il tuo momento
o fu la tua notte di sorte;
Io dovetti andare sui monti
e lì divenni ribelle.
E LÌ DIVENNE RIBELLE.

Io so che  vogliono uccidermi
Che la legge mi sta cercando;
un giorno mi troveranno,
Non so dove né quando,
però ti dico una cosa
penso morire combattendo.
PENSA MORIRE COMBATTENDO

Addio donna dei miei diletti
ti saluta il tuo ribelle,
a te devo nella vita
essere condannato a morte;
Per questo mentre io viva,
il mio destino sarà il tuo destino.

SONARON CUATRO BALAZOS – ANTONIO AGUILAR


Allo stesso tempo complessi contemporanei, di terza o quarta generazione come i leggendari Tigres del Norte, sviluppano la narrativa adattandosi alla nuova realtà sociale: il narcotraffico. Il Narcocorrido è un Corrido che parla esclusivamente delle avventure dei Narcos e del contrabbando. Ballate di morte come Los Tres Amigos, diventano inni popolari in tutte le aree rurali, da Mexicali fino a Punta Arenas. 
  


Canteremo il Corrido
di tre amici sinceri,
che si guardano come fratelli.
Poiché loro hanno dimostrato,
di essere temuti lungo le frontiere
e sempre vanno ben armati.
Carlos, dice: “Non lo nego,
mi piace essere pistolero”
e gli piacciono molto le femmine.
Di Miguel si è sempre detto
quell’ uomo è come una belva
Pedro potrebbe morire ovunque.
Miguel è un uomo che 
viene dal Merito Michoacan,
Carlos è nato a Laredo,
è un uomo onesto e d’onore,
Pedro, nato a Reynosa,
non sa cos’è il pentimento.


Una volta li inseguirono,
portavano un contrabbando
di coca e armi da fuoco.
“Ormai siamo qui,
dobbiamo andare avanti,
noi non abbiamo mai avuto paura.”
Arrivando verso il rifugio
Carlos dice a Miguel:
“Sento che è una trappola”
“Maledizione, esci dalla strada
ci daremo alla fuga.”
Il capo della polizia
grida ai grandi amici
“Arrendetevi trafficanti!
mani in alto nell’uscire,
vi do 30 secondi,
nel caso voleste vivere.”
Carlos, disperato
Dice a Pedro e a Miguel:
“Non andremo in prigione.”
Carlos tira la spoletta
e nell’attivare la granata,
provoca l’esplosione.


Così finisce il Corrido
di questi tre grandi amici
Molto conosciuti e rispettati
Non dimenticate mai i loro nomi
Pedro, Carlos e Miguel.

LOS TRES AMIGOS (30 SEGUNDOS PARA MORIR) – LOS TIGRES DEL NORTE


Gaspard non era un pazzo, era un uomo del primo mondo come molti altri. Aveva vissuto una vita modello, 40 anni da manuale nel mondo civilizzato. Lavoro in officina, moglie, tre figli, automobile, amici al bar. Poi un giorno una normalissima vacanza a Bogotá e la fortuna di essere entrato nel quartiere sbagliato. L’inizio della sua seconda vita era accaduto all’incrocio della ventunesima con la tredicesima strada, là dove gli esmeralderos comprano e vendono pietre fresche di miniera con le mani nere, gli stivali e grandi pacchi di banconote nelle tasche dei jeans. Tutto si era capovolto. Da allora era ritornato svariate volte, anche due o tre l’anno. Sempre da solo, per poco a poco introdursi nel mondo dei banditi: ne era attratto come una calamita. Era pericoloso ma non poteva farne a meno. Insieme a loro nella selva poteva respirare a pieni polmoni grandi boccate dell’aria cristallina che nel mondo istituzionalizzato non esisteva piu. Un mondo soffocante per il quale lui non era nato, e che diventò molto presto una semplice pausa tra i vari viaggi, dove la vera vita succedeva.

Tutti sapevano che andava per trafficare smeraldi, diamanti, rubini, oro, platino. In pochi sapevano che era una copertura, che lo faceva solo per coprire le spese e che Gaspar in realtà quello che amava più di tutto al mondo era bere aguardiente con i banditi fino al sorgere del sole nelle peggiori baracche della cordigliera. Amava le loro canzoni, le conosceva tutte a memoria. Ma più di tutto amava la loro vita, la spontaneità, l’innocenza, l’istinto, l’onore. Comprendeva la loro violenza, e presto iniziò a portare un revolver, cartuccere, stivali e grandi cappelli da cowboy. Così a metà degli anni ’90 e all’oscuro dalla moglie mio zio si era convertito, oltre che in un bandito, nel primo e ultimo uomo bianco mai uscito vivo dalla miniera di Muzo. E tutto grazie al sangue freddo, un pò di fortuna e la grande passione per “quelle loro canzoni”. Nel 1998 era ormai diventata casa sua quando Los Tuelques composero e registrarono un Narcocorrido in suo onore intitolato El Gringo.

Viva Los Tuelques, viva Antonio Aguilar, viva Zapata!

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