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QUANTE VOLTE ANCORA POTREMO SVEGLIARCI IN QUESTO ROMANZO COMICO E PIANTARE FIORI?

Chissà se in qualche modo le storie che scriviamo in questo magazine potranno servire a ricordare. Magari tra vent’anni rimetteremo assieme i frammenti di questo puzzle generazionale e ricostituiremo il nostro Zeitgeist. Il mondo è saturo di storie strazianti o affascinanti, di stimoli omnidirezionali, di incontri fugaci e mezz’ore d’amicizia, di un overload di informazioni multi piattaforma dove l’unica e naturale risposta a tutto ciò è l’oblio. È la risposta umana a un mondo disumano. Empty trash. Spesso i racconti o addirittura le persone che entrano nella nostra vita svaniscono e scompaiono per sempre, soffocate dalla pigrizia e dalle scusanti, dalla distanza o da un amore. Nonostante la loro infinita bellezza o il loro nefasto squallore, si perdono nell’esperienza. Quella che segue è una di quelle storie che ho incontrato nel mondo e che non voglio dimenticare. Forse è una di quelle storie che racconti a te stesso proprio perché racchiude tutte le risposte di cui hai bisogno. O forse è solo una reificazione per fuggire il tormento. 

Malik Bendjelloul, nasce nel 1977 a Ystad, estremo sud della penisola scandinava da madre svedese e padre algerino. Lascia la sua prima traccia nel mondo comparendo come attore bambino all’interno di una serie televisiva svedese del 1990 dal nome Ebba and Didrik, diretta dallo zio. Dopo essersi laureato in giornalismo e produzioni multimediali inizia a lavorare presso la SVT (Sverige Television) dove produce alcuni documentari musicali e fa spesso da reporter per un noto show chiamato Kobra. Ed ecco impacchettata la carriera prototipo, con tutte le sue fasi e i suoi passi verso la stabilità e la realizzazione. Ecco il serpente che prepara la sua morsa. È il momento in cui si mette su famiglia, ci si siede finalmente ogni sera davanti al camino e al megascreen, stizziti dalle urla degli infanti, con una sola sera prefissata da dedicare agli amici e dove quello che accade resta lì. Poi ancora un progetto, otto ore e le ritenute d’acconto. Fine. Ma Malik non fa parte di questi non-viventi e decide di dimettersi, lasciando la sua zona di comfort e perdendosi nel mondo. Malik voleva succhiare tutto il midollo della vita. Quando decise di partire era il 2008 e aveva da poco compiuto 31 anni. Fu proprio durante un viaggio in Sud Africa che venne a conoscenza di una storia ai limiti della leggenda. È qui che la vita di Malik incrocia quello di Sixto Rodriguez.

Chiamato Sixto perchè sesto figlio nasce a Detroit nel 1942 da padre messicano e madre americana, entrambi di modestissime condizioni, già dal 1967 (data di pubblicazione del suo primo singolo) intraprende la carriera di musicista che tuttavia non gli basterà mai per vivere e lo vedrà sempre costretto a lavorare anche come operaio nel campo dell’industria automobilistica oltre che per una società di demolizioni. I suoi primi due album, entrambi pubblicati dalla Sussex, sono Cold Fact del 1970 e Coming From Reality, uscito l’anno successivo, ma venderanno in tutto poche decine di copie acquistate soprattutto ad amici e parenti. Rodriguez avrà un po’ più di successo in Australia e Nuova Zelanda dove si recò anche per un paio di tour a partire dalla fine degli anni settanta. Ma fu appunto in Sud Africa che Sixto ebbe il suo più grande successo. Erano gli anni dei segregazionisti di Pieter Willem Botha ma in qualche modo la sua musica si diffuse grazie ad alcune copie su musicassette a circolazione pirata. Grazie ai loro testi contro l’establishment, l’oppressione e il pregiudizio sociale, le sue canzoni diventano in breve tempo simbolo della lotta contro l’Apartheid e superano in classifica Elvis, i Beatles e i Rolling Stones.

Ciò che rende interessante questa storia è che Sixto rimane all’oscuro di questo suo enorme successo e continua a vivere come manovale in una casa semi abbandonata acquistata per 50 dollari ad un’asta giudiziaria, mentre tra Stati Uniti e Australia qualcuno continua a incassare i diritti di riproduzione. Sixto diventa leggenda in Sud Africa; alcuni dicono che sia rinchiuso in un manicomio, altri che si sia dato fuoco durante un’esibizione sul palco e altri ancora che sia condannato all’ergastolo per aver ucciso la moglie. Passano vent’anni prima che due fan sudafricani riescano a entrare in contatto con una delle figlie di Rodriguez nel 1998 e portarlo finalmente ad esibirsi in Sud Africa. Fu impressionante per Sixto vedere migliaia di persone che cantavano a memoria i pezzi che persino lui aveva ormai dimenticato. Aveva quasi cinquant’anni. Tornò ancora per qualche esibizione negli anni duemila ma nulla di tutto ciò gli permise di abbandonare la sua catapecchia semidistrutta nel sobborgo di Woodbridge o di poter fare a meno di lavorare come manovale. L’audience degli States continuava ad ignorare Rodriguez. 

Fu solo nel 2013,  dopo quattro anni di duro lavoro di Malik Bendjellou che Rodriguez raccolse l’approvazione della critica di tutto il mondo. Appassionato dalla musica di Sixto, Malik decise di mettere assieme un maestoso documentario sulla sua mitica figura: essenzialmente il film rimette in scena tutti gli sforzi dei due fan sudafricani alla ricerca del loro idolo che, inspiegabilmente, sembrava essersi dissolto nel terreno della leggenda. Il titolo del film è Searching for Sugar Man e nel 2013 fu premiato con l’Oscar come miglior film documentario dell’anno. Rodriguez iniziò a fare tour in tutto il mondo mentre Bendjellou si tolse la vita il 13 maggio 2014 a 36 anni, gettandosi sotto una metropolitana di Stoccolma.

AUSTIN, TX – MARCH 14: Director Malik Bendjelloul (L) and musician Rodriguez speak at the “Searching for Sugar Man” during the 2012 SXSW Music, Film + Interactive Festival at Paramount Theatre on March 13, 2012 in Austin, Texas. (Photo by Michael Buckner/Getty Images for SXSW)

Può la morte diventare una strada verso l’immortalità? Può un morto risorgere e fare un tour in Sud Africa? Che cosa ha a che fare la musica con la lotta di classe? Che cosa ha a che fare il cinema con il regno dei cieli? Sixto che dall’inferno è andato in paradiso, Malik che dal paradiso è sceso all’inferno. Malik e Sixto, due facce della stessa medaglia, due lotte distanti contro lo stesso nemico, due fiori piantati in questo romanzo comico.

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