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Queen: ne avevamo veramente bisogno?

Uno sguardo sulla band che ha prostituito il rock'n'roll

Avete mai provato a discutere con un fan dei Queen? Vi assicuro che è un ottimo metodo per perdere tempo e fiducia nell’umanità. Gli ultras, termine che forse gli si addice di più, della band britannica sono niente di meno che un ammasso di nazisti, proprio come ogni altra tifoseria.

Più volte ho cercato di conversare amabilmente con loro e il risultato è stato quello di essere segnalato in così tante occasioni che i miei account social sono stati cancellati svariate volte. Freddie Mercury e soci vengono considerati dalla loro fanbase come intoccabili idoli dorati e i suddetti supporter sono incapaci di discernere la loro fede dalla evidenza dei fatti, ossia che i Queen fanno schifo.

Il motivo di tale affermazione è presto detto ed è il seguente: i Queen sono considerati una band rock ma non potrebbero essere più lontani da quel mondo, anzi, l’hanno commercializzato e prostituito, succhiandogli l’anima e svuotandolo di contenuti.

Partiamo dalle basi e cerchiamo di farla breve: Il rock’n’roll è innanzitutto e soprattutto un’attitudine. Non è necessario conoscere a memoria la discografia di Chuck Berry o dei Led Zeppelin. Il rock’n’roll è la forza che spezza le regole culturali, religiose e sociali preimpostate. È il coraggio di essere diverso in un mondo di omologazione. È una fiamma che ti brucia dentro. O ce l’hai oppure no. E non è un peccato mortale non averla ma non prendiamoci in giro per favore: di magliette dei Ramones, indossate da gente che non sa nemmeno cos’era il CBGB, se ne vedono fin troppe in strada. I Queen, dicevamo, sono tante cose ma di sicuro non sono rock. Sono un surrogato, hanno addobbato e ripulito per bene l’immaginario rock per un pubblico che altrimenti non avrebbe mai nemmeno pronunciato la parola “Rock’n’roll” se non con disgusto e in termine dispregiativo.

Se prendiamo in considerazione la scena musicale inglese dagli anni ’60 fino alla comparsa di questa truffa musicale chiamata Queen, si può tranquillamente constatare come tutte le band di rock’n’roll derivino senza vergogna dal blues, che approdava, dopo traversate atlantiche, nei porti commerciali britannici.

Del resto Elvis aveva sdoganato la musica nera e sfido chiunque a dire che il blues non avesse influenzato fortemente la perfida Albione. Gli Stones, i già citati Zeppelin, i Black Sabbath… Solo per fare alcuni esempi. Il blues è sempre stato il motore primario del rock. La miccia che l’ha fatto esplodere. Di fatto i Queen non hanno il blues, non l’hanno mai visto nemmeno con il binocolo se non per ridicolizzarlo con quell’ignobiltà di Crazy Little Thing Called Love.

I Queen hanno esagerato nella forma, diventando barocchi, e non hanno apportato nessuna innovazione degna di nota in ambito musicale. Le melodie vocali tanto elogiate dai più appaiono insulse se messe a confronto con un qualsiasi gruppo doo-woop anni ’50/’60. Gli svariati tentativi di fusione tra rock, per antonomasia musica della working class, e lirica e musica classica in generale, musica principalmente riservata alle élite, servono solo a mascherare il vuoto cosmico contenutistico. Non risultano nemmeno così pionieristici nel loro patetico tentativo di rock sinfonico se si guarda al progrock che dominò la scena negli anni ’70.

Non è una questione di gusto personale, ma di critica e analisi storica. Il loro più grande contributo alla musica è stato quello di spettacolarizzare e rendere appetibile ad un pubblico più vasto un prodotto che non sarebbe mai stato per tutti. Qualcuno potrebbe commentare che portare il rock ad un pubblico più grande, portarlo negli stadi, è stato un bene. Non è così. Lo hanno reso un inno da competizioni sportive. Un sottofondo orecchiabile per uno spot automobilistico o per la pubblicità dei Pavesini.

Anche quella che viene considerata la loro miglior performance live, cioè il Live AID organizzato da Bob Geldof nel ’85 al fine di raccogliere fondi per la situazione etiope dell’epoca, è sporcata dall’ipocrisia della band (come spiegato bene dal The Guardian). Infatti solo pochi mesi prima, suonarono una decina di concerti a Sun City, nel Sud Africa dell’apartheid. Facendo bene attenzione a incrementare la loro già rosea situazione economica e dimenticandosi improvvisamente della segregazione razziale.

I Queen hanno dato in pasto il rock’n’roll al consumismo più becero, hanno dato il via alla sua discesa verso gli inferi e io non potrò mai perdonarli per questo. E non potrò nemmeno perdonare tutti i loro fan che supportandoli, con le orecchie tappate e i paraocchi indosso, sono la causa reale di tutto questo.

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