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Out there

STORIA DI UN SEGNALE

Ovvero della tecnologia

Adesso non lo so.
Ma stavo pensando una cosa.

Metti che 
magari
proprio non adesso adesso 
ma, 
tra facciamo conto vent’anni.

Ci vorrà lo stesso tempo ad andare su Marte
Che Marco Polo ad andare in Cina
A spanne

Pensa che al tuo funerale, sicuramente, qualcuno farà partire un tuo messaggio vocale dove bestemmi.
Pensa a quante The Passenger suoneranno il giorno che muore Iggy Pop.

Questa è la storia di un segnale.
Cento e qualcosa anni fa nessuno aveva mai sentito, e mai avrebbe potuto sentire, un suono emesso da un’altra parte nel mondo o emesso in un tempo che non fosse suo.

“Vinsero battaglie grazie alla loro…” 
Immagina un mondo tremendo dove nessuno, tranne i pochi presenti in studio, ha avuto l’opportunità di vedere quel video e sentire la voce trionfante del concorrente della ruota della fortuna dichiarare: “FIGA”.

La conservazione di un dato audio è un passo di incalcolabile importanza nello sviluppo dell’umanità.
Il segnale è quello che viene trasmesso, conservato e riprodotto a seconda della necessità.

Prendi la voce di Bon Jovi quando sale di una terza minore sull’ultimo ritornello di Livin On a Prayer.
Wooooooo hoooooooooooooooooooooooooo we’re halfway thereeeee

Una serie di impulsi tradotti dall’essere uno spostamento d’aria, nella sua manifestazione di un woooooooooooooo hoooooooo davanti a un microfono, in un segnale, poi amplificati, miscelati, tradotti in bit, che fanno in modo di immagazzinare abbastanza informazione e trasmetterla nella maniera più fedele possibile attraverso un altro segnale che attraversa un mezzo (tipo il bluetooth della macchina ma anche un cavo) viene amplificato e, in un immenso ciclo quasi filosofico-zona-india, ritorna, per un solo attimo, ad essere uno spostamento d’aria.

Un miracolo? La manifestazione dell’onnipotenza della scienza? 

Boh.

Ecco, senza esagerare con i tecnicismi, adesso possiamo dire un paio di cose.
[Il passaggio aria-segnale elettrico e viceversa (v. microfoni, altoparlanti) avviene per un curioso effetto tra magneti e fili elettrici che quando uno sposta un magnete produce una corrente (tipo urlando woo hoo in un microfono) e viceversa tipo quando il tuo stereo manda un sacco di corrente elettrica a forma di wooo hoo agli altoparlanti, un filo elettrico fa muovere un magnete che fa muovere dell’aria a forma di Livin On a Prayer di Bon Jovi.

Dall’altra parte, a un buon 35 anni e migliaia di chilometri di distanza, ci siamo noi, in coda su una tangenziale qualunque che, totalmente noncuranti, facciamo wooooooooo hoooooooooooooo.

La questione amplificazione è molto complicata, fondamentalmente ci sono degli affarini, valvole, transistor, chip vari e chissà cos’altro, che rendono una quantità di elettricità che non potrebbe incendiare un peto qualcosa che può farti venire gli acufeni per sempre.

Pensa che ogni passaggio, senza considerare nemmeno lo “stoccaggio” di questa informazione, potenzialmente si porta dietro della distorsione, come una scopa dello sporco da sotto il divano.
Questo succede per un sacco di cose, tipo se la corrente che esce dal salvavita di Steve Albini è stabile o meno. 

L’enorme differenza di ascolto tra il sentire una cassetta da un walkman attaccato a un altoparlante de 5 euro dei cinesi a una di quelle cose con tutti hifi con i cavi dorati sta, fondamentalmente, in varie questioni di materiali e di precisione elettrica.

Niente di facile qui.

Una roba tipo che con un magnete diverso (metti Fe3O4 o del neodimio) in un microfono o in un altoparlante cambia l’effetto dell’input e dell’output del segnale. 

Detto ciò, un accurato controllo della distorsione del segnale, che avviene come in figura, cioè squadrando un segnale “tondeggiante”  fa si che quando sentiamo gli AC/DC ci venga voglia di commettere crimini contro la pubblica morale.

La conservazione dei dati audio è di complessità ancora maggiore e probabilmente non basterebbero cento vite per capirla tutta, figurati a scriverla.

Farei una basilare distinzione tra digitale e analogico, la storia dei pezzettini piccoli piccoli che tutti insieme sono quasi come la cosa tutta intera, ma forse ne siamo già al corrente e comunque i vinili suonano meglio di Spotify.
Soprattutto perché dopo venti minuti devi girarli sottosopra.]

Comunque, Iggy Pop scommessa dell’anno al Fantamorto.

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