Out there

Un romanzo di formazione

Springsteen, il sogno americano, la presa di coscienza e l’accettazione

È febbraio, il respiro diventa vapore mentre la nebbia avvolge la città nell’inverno desolante. Nella piazza le pozzanghere riflettono le insegne dei bar chiusi. Eravamo tre quella notte, sigarette e alcol nel petto. Coscienti della morte parlavamo di Kerouac e di ciò che sarebbe ancora dovuto succedere. Poi, uno dei tre lesse un pezzo che iniziava così: Johnny works in a factory/ and Billy works downtown/ Terry works in a rock and roll band/ looking for that million-dollar sound.

Figlio di immigrati di seconda generazione Springsteen cresce nella provincia industriale del New Jersey. Una difficile relazione con il padre, un senso di colpa cattolico, una dura etica del lavoro e l’isolamento sociale ne caratterizzano l’infanzia come l’adolescenza. Una settimana dopo essere stato ipnotizzato da Elvis in televisione, la madre gli affitta una chitarra. Aveva sette anni. Da quel momento in poi, Springsteen ha passato il resto della sua vita a misurare la distanza tra Sogno Americano e Realtà Americana.

Macchine, strade, fabbriche e stazioni di servizio fanno da sfondo a uomini e donne inquieti con una prepotente voglia di evadere dal contesto sociale in cui sono solidamente insediati. Nella sua narrativa c’è il sogno americano prima e il fantasma dello stesso sogno poi. Il tutto in uno stile narrativo fotografico, semplice, diretto e sopratutto sincero. Se con il linguaggio Dylan voleva offuscare, Springsteen voleva essere capito. La semplicità  e la chiarezza delle sue parole hanno portato il suo messaggio fino alle masse, che, a volte fraintendendolo, hanno fatto di lui un eroe popolare. Ma non è ne l’ascesa di Springsteen al successo ciò su cui voglio soffermarmi. In questo articolo intendo muovermi tra due dei suoi lavori principali e raccontarne i parallelismi con le nostre vite. Born to Run e Darkness at the Edge of Town, due album consecutivi e complementari, come la giovinezza e la maturità.

Pubblicato nel settantacinque BtR (Born to Run) è il primo concept album di Springsteen. Intriso di sogno americano, BtR è scenario di lunghe e calde notti estive, Chevrolet, donne, fuoco, rabbia e promesse. Springsteen parla del “non-c’é-tempo-da-perdere”, del “tutto” che deve ancora succedere, creando un ponte per connettere quelli che, come lui, cercano affamati il proprio posto nel mondo. Il vestito svolazzante di Mary che aspetta indecisa in veranda. Eddie e la sua voglia di andarsene da una città piena di perdenti dove passa in loop il valzer della morte, dove i poeti si siedono e non scrivono nulla. Due amanti che scivolano su un’autostrada infinita pronti a morire lì e adesso.

BtR è la costante ricerca del midollo della vita, della memorabilità in ogni notte. Dinamicità. Questi personaggi credono che un luogo, una donna o un viaggio li salverà. C’è speranza in BtR. Terry non vuole passare il resto della sua vita nella fabbrica in fondo alla strada principale come ha fatto suo padre. Vuole sapere se l’amore è per davvero e lo vuole sapere adesso. Perché questo ha imparato dai film. Tutto subito. Giovinezza. “Dobbiamo andare e non fermarci mai finché non arriviamo.” “Per andare dove?” “Non lo so, ma dobbiamo andare.” Creature invincibili che saltano sopra macchine potenti e guidano verso la Destinazione. Che sia un posto fisico, uno stato d’essere, un’idea, non importa. “Oh, someday girl, I don’t know when/ we’re going to get to that place/ where we really want to go, and we’ll walk in the sun. Si chiude con la fotografia della donna della tua vita seduta scalza sul cofano di una Dodge che beve birra calda nella leggera pioggia estiva aspettando soltanto di essere portata via. Bellezza disarmante.

Hai poco più di vent’anni, niente da perdere e nessuna voglia di scendere a compromessi. Ne hai abbastanza del freddo padano e dei poeti che se ne stanno seduti a bere birra ai tavolini del bar. Vuoi lasciare quella trappola mortale.  Sei pieno di Kerouac e credi fermamente in ogni singola parola contenuta in BtR. Vuoi il mondo e lo vuoi adesso. Sei alla ricerca disperata della verità come Terry, Eddie e Neal. Vuoi solamente essere uno di loro. Così inizi a cercare, ad innamorarti, ad accumulare esperienze. Alla ricerca del selvaggio. Alla ricerca della vita nella sua forma meno levigata. Inizi a vagabondare, a guidare nel deserto, veloce, sudato, sei scappato giovane e ti senti nato per correre, lo avresti fatto per tutta la vita.

Amore non corrisposto. “Ti amo e lo faccio con tutto me stesso. Ma devo andare”. Perché c’è sempre un’altra Destinazione, più pura e primitiva che ancora devi vedere e provare. “Non fermiamoci qui, andiamo alla prossima città”. E mentre guidi Camille seduta al tuo fianco ti guarda, ti accarezza i capelli e ti dice che state facendo la cosa giusta. Come avremmo potuto perdere noi, se avevamo già vinto? Una città in più, un altro lavoro, diecimila dollari. Alice è innamorata di te, ma c’é anche Manon. Quando si torna a casa? Continuerai a correre per sempre. Un altro mese? Un altro anno? “Se non facesse male mi ubriacherei ogni giorno” ti dice Roxanne aprendo la seconda bottiglia di vino mentre la luna illumina l’anfiteatro di sabbia e l’Oceano Indiano, caldo e scintillante, ti invita a fare l’amore dentro di lui. Gocce di stelle, notti infinite di Burbon e sigarette mentre lo Sciamano ti guida nel mezzo annientando la linea che divide l’uomo dalla natura. Il momento che si dilata in un climax che sembra possa durare per sempre. La solidità è un lontano ricordo e la vita, adesso, sembra più liquida che mai.

Tre anni dopo BtR, Springsteen partorisce il fratello indivisibile dello stesso: Darkness at the Edge of Town. Darkness mette BtR in contesto e spiega cosa succede dopo. Inevitabilmente, i personaggi di BtR impattano con l’oscura realtà su due livelli: il primo è quello esteriore, nella società “là fuori”. Il secondo livello e forse il più importante è quello interiore, l’oscurità che sta nel fondo delle nostre anime. Springseen capisce che dopo aver messo tutte quelle persone dentro macchine veloci doveva pensare ad un posto dove andare. Realizza che se non è collegata ad un senso di appartenenza alla comunità, la libertà individuale finisce per essere priva di significato. Maturità. È la staticità a dominare Darkness.

Così, la strada percorsa dai due amanti di BtR, altro non è che la strada verso casa, verso il mondo dei poeti seduti, dei perdenti e delle stazioni di servizio. Fuori dal Seven Eleven la ragazza che sedeva scalza sul cofano della Dodge adesso sta piangendo per tutto quello che le avevi promesso e non hai poi potuto mantenere. Sullo sfondo di Darkness ci sono i Terry che hanno smesso di vivere ed hanno iniziato a morire a poco a poco, pezzo dopo pezzo, scegliendo la solidità. Il fardello da portare in spalla era troppo anche per loro. Qualcun altro si accontenta di una corsa una notte ogni tanto. Non si corre più per la verità ma per denaro. E chi vince, porta addosso il peso di chi invece ha perso. Mary, sulla veranda della casa di suo padre, ha lo sguardo perso verso la notte con gli occhi di chi rimpiange di essere nata. Springsteen entra finalmente nella stanza di Candy e scopre che ci sono stati altri prima di lui. È il sogno che si trasforma in maledizione. Arriva addirittura la richiesta di spazzarlo via per sempre, un onere troppo grande da tenersi addosso: Blow away the dreams that tear you apart/ Blow away the dreams that break your heart/ Blow away the lies that leave you nothing but lost and brokenhearted. Darkness ti catapulta nel mondo solido, ti colloca nello spazio-tempo e ti dice che adesso devi fare i conti con tutto quello che hai attorno, andarsene non vale più.

Hai trent’anni e come i personaggi di Darkness ti sei alla fine scontrato con la realtà. Il continuare a cercare è diventato ossessione. C’è sempre qualcosa di più primitivo, una Destinazione più pura, e come in una matrioska, c’è sempre un’altra verità contenuta all’interno della verità stessa. Il compromesso bussa alla porta ogni dannato giorno per chiederti se sei pronto. Il bisogno di sicurezze, le notti insonni a chiedersi se vale la pena saltare sopra l’ennesima Chevrolet. I giorni che diventano settimane, le settimane che diventano mesi. Le otto ore. “Ma tu ci credi ancora?”  “Si, ma ho paura”. Nostalgia. Il passato, diventa un posto sicuro in cui rifugiarsi.

Adesso Lei si è sistemata in città. Ben ha finito i soldi ed è tornato a Sussex. Poline ha ripreso l’Università. Lo Sciamano si è perduto a Bangkok, non si hanno più notizie di lui. Jacob è morto in un incidente stradale, Marie dice che ha bruciato troppo forte. Manon, con una telefonata intercontinentale, ti dice che quella notte tropicale di tre anni fa sarebbe scappata con te, ma adesso aspetta un bambino sulla Costa Occidentale. È troppo tardi. L’oscurità è già qui, ti avvolge con i suoi tentacoli e non ti lascia più respirare. Figlia del sogno stesso, l’oscurità ti minaccia e ti spaventa. “Non avremmo continuato a correre per sempre?” “Stiamo ancora bruciando?”. A furia di inseguirlo, il sogno ti ha mangiato, corrotto dall’interno, lentamente, come un grosso serpente che ti si attorciglia attorno con dolcezza. Giorno dopo giorno ti ritrovi tra le sue spire soffocanti. Impotenza. Il deve ancora succedere alla fine è gia successo e nessuno se n’e’ accorto. La Destinazione adesso non esiste più, e bisogna fare i conti con quello che c’è là fuori.

Il pezzo citato all’inizio di questo articolo, The promise, fu scritto da Springsteen nel periodo di Darkness, senza essere poi incluso nell’album. Venne alla luce vent’anni dopo in una raccolta del 1999 chiamata Tracks. The Promise altro non è che il ponte con cui Springsteen collega le due opere complementari ed indivisibili di BtR e Darkness. Segnando il passaggio dalla giovinezza alla maturità. Le promesse di BtR non sono state mantenute, i sogni svaniti e le amicizie finite. Terry vende la sua Challenger in una serata piovosa e rivela il Segreto in una notte avvelenata dall’alcol. Prende coscienza che per tutta la sua vita non ha fatto altro che combattere una guerra che non poteva vincere, il sogno in cui ha sempre creduto è irrealizzabile. Non c’è Destinazione ma miserabilità. E’ tutto qui. Tutto diventa frigido, solido, di ghiaccio. E Terry si addormenta ubriaco, al freddo, sul sedile posteriore di una macchina a noleggio. Ma sono le ultime tre linee a scrivere la parola fine al sogno e a condannarci per sempre al mondo solido: Thunder Road, is for the lost lovers and all the fixed games/ Thunder Road, for the tires rushing by in the rain/ Thunder Road, me and Billy we’d always sing/ Thunder Road, we were going to take it all and throw it all away. Autocitandosi, Springsteen prende Thunder Road, il pezzo inno che apre BtR, tutto ciò in cui credeva, e lo getta via, liberandosi di un’eredità oppressiva, maledetta e soffocante. Inizia cosi l’epoca del ‘tutto finito’.

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